• Rating

Definizioni ESG

Definizioni adottate da Standard Ethics

  • Sostenibilità
  • Responsabilità Sociale di Impresa
  • Rating ESG

Perché queste definizioni

  • Misurare i fattori ESG
  • Misurare la Responsabilità Sociale di Impresa
  • Misurare la Sostenibilità

Definizione di Sostenibilià

Le politiche di sviluppo sostenibile riguardano le generazioni future; hanno assunto una dimensione globale e vengono attuate su base volontaria. Spetta alle principali organizzazioni sovranazionali, ufficialmente riconosciute dai Paesi di tutto il mondo, stabilire, attraverso la scienza, le definizioni, le linee guida e le strategie ESG relative allo sviluppo sostenibile.

Le entità economiche perseguono – nella misura ritenuta possibile – obiettivi, strategie e linee guida in materia di sostenibilità, ma non li definiscono.

Definizione di Responsabilità Sociale di Impresa

Si tratta di un'azione o strategia ESG volontaria, definita dall'azienda o dall'investitore che la attua. Può basarsi su scelte etiche di valore scaturite dal dialogo con gli stakeholder. Potrebbe non essere sostenibile e quindi non allineata alle linee guida internazionali.

La “responsabilità” non è un concetto quantificabile.

Definizione di Rating ESG

Misurare la sostenibilità significa fornire dati comparabili e indipendenti sulla conformità complessiva delle entità economiche alle linee guida internazionali.

Perché queste definizioni  

Dagli anni Settanta in poi, i valori "extra-economici" legati ad ambiente, società e governance hanno trovato spazio crescente nel mondo economico. Ma questo spazio è stato occupato, nella pratica, da due approcci molto diversi tra loro — e raramente distinti con chiarezza: da un lato la Responsabilità Sociale d'Impresa (CSR) e l'Investimento Socialmente Responsabile (SRI); dall'altro la Sostenibilità. Prima ancora di costruire una metodologia di rating, Standard Ethics ha ritenuto necessario separare questi due concetti, perché la scelta dell'uno o dell'altro comporta conseguenze operative molto concrete.

Due modelli, due centri

Nella CSR e nel SRI, il centro del sistema è l'impresa — o l'investitore. È da qui che parte l'osservazione, e sono gli stakeholder a ruotare attorno a essa. È un'impostazione che affonda le radici nella teoria degli stakeholder e che lascia all'azienda — o al gestore — la libertà di scegliere quale contributo "responsabile" offrire alle questioni sociali e ambientali, spesso attraverso una propria Matrice di Materialità.

Standard Ethics definisce questo un modello "tolemaico": chi prende le decisioni extra-economiche si percepisce al centro del proprio universo, e da lì determina la geografia degli interessi in gioco. Le politiche ESG, in questa prospettiva, possono includere anche elementi etici molto soggettivi, religiosi o di sensibilità specifica — perché a deciderlo è l'impresa stessa.

La Sostenibilità nasce da una prospettiva opposta. Le prime tracce risalgono al 1976, con le Linee Guida OCSE per le Imprese Multinazionali — uno strumento ancora privo di un quadro strategico unitario. È nel 1987, con il Rapporto Brundtland delle Nazioni Unite, che la Sostenibilità trova la propria definizione: uno sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere quelli delle generazioni future. Una visione "copernicana": chi agisce non si considera più al centro del proprio mondo. Non è più l'azienda a stabilire le priorità ESG, ma i decisori globali — le organizzazioni internazionali alle quali gli Stati, e in ultima istanza i cittadini, hanno delegato il compito di tracciare una rotta comune nell'interesse dell'umanità e delle generazioni future.

Standard Ethics, nell'elaborare il proprio modello a partire dal 2004, ha scelto di tenere distinte queste due logiche — invece di confonderle, come spesso accade nel mercato delle valutazioni ESG. Per ulteriori informazioni, si rimanda alla pagina Profilo.

Matrice

Il paradosso di chi misura la Responsabilità

La CSR si fonda sulla teoria degli stakeholder: ogni azienda definisce da sé i propri obiettivi e le proprie priorità, tipicamente attraverso una Matrice di Materialità costruita su misura. Il risultato è un insieme di aziende "responsabili" ciascuna secondo una metodologia propria — non comparabili tra loro nel loro complesso, perché manca un riferimento condiviso.

Si possono confrontare singoli indicatori o temi specifici, attraverso framework di rendicontazione o mediane settoriali. Ma la somma di misure parziali non produce una misura olistica comparabile: l'analisi di dettaglio può essere rigorosa, eppure — per riprendere un'intuizione del matematico Bruno de Finetti — non dice nulla nel suo insieme. Non è un limite della CSR in sé: il suo scopo non è costruire un rating di compliance, ma fornire dati su misura per le scelte, spesso arbitrarie, degli investitori SRI, liberi di decidere cosa includere ed escludere. Il paradosso è che una valutazione "di Responsabilità" finisce per raccontare più la strategia di chi valuta che quella delle aziende osservate.

Misurare la Sostenibilità: una mappa condivisa

La Sostenibilità, al contrario, presuppone un unico punto di riferimento condiviso — gli indirizzi di ONU, OCSE e Unione Europea — che rende possibile un confronto oggettivo, omogeneo ed eticamente neutro. È come misurare la distanza di pianeti diversi da uno stesso centro gravitazionale: gli obiettivi non sono scelti né dall'entità valutata né dal valutatore, ma stabiliti a livello globale. Solo così i dati possono confluire in un algoritmo standard, applicabile a chiunque allo stesso modo.

È rilevante solo ciò che rientra negli obiettivi di sostenibilità definiti da quei decisori. Per usare un esempio provocatorio: il consumo di alcol conterebbe se le Nazioni Unite lo classificassero come tema di sviluppo sostenibile — mentre la vita privata di un individuo, non essendo un tema ESG, resterebbe fuori dal perimetro.

Fin dal 2004, Standard Ethics ha scelto cinque variabili macro — rimaste invariate nel tempo — su cui fonda il proprio Algoritmo Proprietario. Sono indicatori pensati per rivelare la natura dell'entità con il minimo errore possibile, non per misurare impatti quantitativi isolati. E qui si tocca un punto chiave del Modello: la scienza moderna distingue il campo della raccolta dei dati da quello di chi ha il compito di interpretarli, di offrire un parere, di formulare un'ipotesi. È proprio quest'ultimo compito a generare il rating. Il cliente non commissiona un'analisi per ottenere numeri, ma per ricevere un'interpretazione: il parere di una terza parte indipendente su dove l'entità si collochi sulla mappa dei confini della Sostenibilità.

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